7 viaggi in Cina – Autori Vari

Ero appena salito sul taxi a Pechino e stavo già contrattando il prezzo della corsa: un po’ troppi 400 yuan per andare dall’aeroporto al centro della città! Ero già stato avvertito: non avrei dovuto spenderne più di 70, 80. Nonostante questa accoglienza che, come straniero avrei potuto ricevere ovunque, una cosa mi è stata subito chiara in quel maggio 2004: ero esattamente in un altro mondo. È toccato a Min Peng il compito di traghettarmi in Cina. Figlia di un importante politico del partito, aveva studiato canto lirico in Italia. Folgorata dal buddhismo, la sua voce, ormai, era solo per le meravigliose melodie che ne scandivano la meditazione.


Ci conoscevamo da poche ore, eppure avvertivo che stava scavando nell’angolo più nascosto della sua anima d’artista, tanto da arrivare a confidarmi dopo qualche tempo la decisione di entrare in un monastero buddhista.
È stato così che ho imparato che l’amicizia è la porta del cuore, il passaggio obbligato per chi vuole entrare veramente in Cina.
Nella sconfinata simbologia di questa cultura l’amicizia è rappresentata dal fiore di pruno, il più resistente alle intemperie.
Inizia così il primo viaggio in Cina del maestro Paolo Vergari, originario della provincia di Ascoli Piceno, pianista di fama internazionale, un’attività concertistica che lo ha portato in più di trenta Paesi. Anche a lui la Cina ha aperto le sue grandi braccia dando inizio ad uno straordinario sodalizio musicale, un treno in corsa che non accenna a fermarsi.
Correre come corrono i cinesi La percezione che si ha della Cina stando in Cina è molto diversa da quella che si ha in Europa – continua il maestro -. A Pechino, Shanghai, Canton, la sensazione è quella di essere immersi in un laboratorio; nella gente c’è una gran voglia di lasciarsi alle spalle il vicino passato e di riprendersi tutta la preziosa tradizione culturale, mai dimenticata nonostante gli anni bui del maoismo.
La grinta che caratterizza questo popolo non è venuta meno neppure di fronte alla musica d’arte occidentale. Le cifre parlano chiaro: 4 milioni i musicisti professionisti, 30 milioni studiano il piano e 10 il violino, a fronte di quasi 200 mila studenti che ogni anno chiedono di entrare nei conservatori.
La produzione di strumenti musicali occidentali è aumentata considerevolmente decretando la Cina primo produttore mondiale di pianoforti, violini e chitarre.
In sette viaggi – prosegue – ho dato oltre 40 concerti con una media di 700 persone a serata. Ho suonato Bach, Mozart, Beethoven, ma anche Bartok o Busoni nei teatri di Shanghai, Pechino, Nanchino, ma anche in città più piccole come Wuhan e Shantou. Noi artisti ospiti veniamo accolti con grande entusiasmo da un pubblico in buona parte giovane, forse meno composto di quello europeo ma non meno interessato e competente.
Esiste infatti una pur recente tradizione di musica colta cinese, ben rappresentata da compositori del calibro di Tan Dun o Chen Y, che uniscono tradizione e avanguardia occidentale: non male per un genere musicale che la Rivoluzione culturale aveva vietato.
Classica, musica giovane Le note di Mozart riecheggiano nella hall dell’università Kunming.
Un ragazzino suona assorto di fronte ad una platea di centinaia di ragazzi. Iniziano spesso così le classi del maestro Paolo Vergari: lezioni-audizioni a cui le scuole sono sempre liete di mandare i propri alunni. La musica occupa un posto importante nel programma scolastico: moltissimi ragazzi suonano gli strumenti musicali tradizionali ad altissimo livello e sono in crescita le scuole di musica private.
Molti di loro hanno talento – è sempre il maestro -. C’è chi afferma che le migliori promesse a livello mondiale siano proprio lì.
Incontrandoli mi sono accorto che non sono solo interessati a perfezionare la propria tecnica d’esecuzione.
Ad un primo approccio didattico ne segue uno più personale e nascono vere e proprie amicizie anche se via email, come con Cai Yingfang, studentessa di piano. So che dovrò fare del mio meglio per sfondare nel business – mi ha scritto – ma nel mio cuore ci sarà sempre spazio per la musica: realismo ed idealità, insieme.
Col tempo ho imparato a cogliere nelle loro espressioni il male generazionale che sembra affliggerli: lo stress. Scrive Wang Yong: A dirti la verità, ciò che preoccupa di più noi giovani non è lo studio, ma il futuro. La nostra è una società estremamente competitiva e le pressioni vengono proprio dai genitori. Se sei figlio unico, come moltissimi di noi, hai i riflettori puntati su di te 24 ore su 24. Pare aver sortito i suoi effetti la politica del figlio unico che, colpendo 90 milioni di famiglie, sta provocando grossi squilibri sociali.
Moganshan 50 È stato Zhang Xu-Ru, un amico compositore ad accompagnarmici una sera. Soprannominato anche la Soho di Shanghai, il Moganshan 50 è una comunità d’artisti che sta crescendo e che ha riportato in vita un’area industriale smessa. Oggi è diventato l’indirizzo delle gallerie e degli studi d’arte contemporanea cinese più interessanti.
L’occasione era una cena culturale dedicata alla millenaria cultura dello Yunnan, la provincia del sud che conta il maggior numero di minoranze etniche. Seduti a ferro di cavallo attorno a tavoli bassi, un gruppo di musicisti, imprenditori e compositori di fama.
Scopo: proporre e condividere la Cina della cultura, dell’arte, della musica. In un clima rilassato, di amicizia, a turno qualcuno prende la scena e inizia a cantare una melodia originale per regalare agli altri qualcosa di proprio.
Era il mio turno ma tergiversavo – racconta -. L’interprete mi ha fatto notare che non potevo tirarmi indietro. La canzone napoletana che ho malamente intonato ha avuto un effetto magico: era come se improvvisamente si fosse stabilito tra noi un legame indissolubile.
E anche qui siamo solo all’inizio di una strada sconosciuta e piena di incognite -conclude il maestro -, ma non ci si può più tirare indietro: il sentiero è tracciato.

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