Duomo di Milano, 13 e 14 MAGGIO 2014

  IL RITMO E L’ETERNO SGUARDI SULL’ AL DI LÀ Itinerario in due tempi attraverso la musica di Olivier Messiaen “VINGT REGARDS SUR L’ENFANT-JÉSUS” Pianoforte M° Paolo Vergari Relatori Mons. Prof. Pierangelo Sequeri Preside della Facoltà Teologico dell’Italia Sttentrionale Prof. Raffaele Pozzi Docente di Musicologia e Storia della Musica presso l’Università degli Studi di Roma 3 Info: comunicazione@diocesi.milano.it – 028556240 | info@rerum.it –...

I suoni della natura – di Paolo Vergari

L a serata dedicata alla musica di Tan Dun – uno dei massimi compositori cinesi viventi e sicuramente il più conosciuto al mondo – al Teatro Verdi di Firenze, con lo stesso compositore alla direzione dell’Orchestra Regionale Toscana, è stata un evento che rimarrà impresso nella memoria e nel cuore del folto pubblico fiorentino. La musica di Tan Dun richiama il mondo simbolico, rituale e immaginario che lo ha visto crescere nella provincia dello Hunan, negli anni bui della rivoluzione culturale. Mondo legato alle tradizioni antiche, all’energia della natura che egli ha poi sviluppato e “contaminato” con la cultura musicale occidentale, quando non ancora trentenne si è trasferito negli Usa. Water Music, concerto per percussioni “acquatiche” e orchestra. Suoni di acqua mescolati alle armonie dell’orchestra. Paper Music, concerto per percussioni di carta e orchestra, frutto di una ricerca di possibilità foniche fi no a 60 suoni diversi realizzati con carta e cartone. Earth Music, concerto per strumenti di terra (diversi set di pentole di terracotta accordati perfettamente) e strumenti a fi ato di terracotta antichi come la Cina. Queste tre grandi composizioni realizzano musicalmente il rapporto tra la cultura (rappresentata dall’orchestra sinfonica) e la natura, l’organico (acqua, carta-aria, terra), ossia la relazione originaria con il suono nella vita dell’uomo, prima della cultura. «Sto lottando nel tentativo di trovare un suono inusuale o mai usato in musica. Sto cercando di trovare me stesso. Se trovo me stesso, allora posso trovare la mia musica». La ricerca del suono di Tan Dun, che ha attraversato il rapporto Oriente-Occidente, culturaorganico, vecchio-nuovo, come altri grandi compositori orientali – vedi Isang Yun, Toru Takemitsu –...

La tumultuosità di Schumann rivive con Paolo Vergari – di Paolo Italia

  A Siracusa un appluditissimo concerto per pianoforte del maestro marchigiano La stessa sala della sede degli Amici della musica di Siracusa nella quale si sono esibiti nel corso degli anni i nomi più prestigiosi del concertismo internazionale, ha ospitato il 13 febbraio scorso un applauditissimo recital di Paolo Vergari. Il pianista marchigiano – con alle spalle una carriera pluriennale in campo nazionale e, soprattutto internazionale, che ha realizzato le prime registrazioni assolute di brani di compositori italiani come Gino Tagliapietra e Gian Francesco Malipiero – ha presentato al pubblico un programma particolare ispirato al tema della danza. La Suite inglese n. 6 di J. S. Bach, una successione di danze che spazia dalla lenta Sarabanda alla frenetica Giga; i Davidsbündlertänze op. 6 di Robert Schumann, una serie di 18 movimenti di danza dei membri della “lega di Davide”, musicisti romantici coalizzati contro i Filistei di ispirazione classicista, metafora dell’ideale rivoluzionario schumanniano; e infine la trascrizione della Settima Sinfonia di Beethoven, indicata fin dal suo apparire come “l’apoteosi della danza” ad opera di un Liszt ormai anziano e insolitamente rispettoso del testo originale, opportunamente ritoccato in maniera impercettibile, per rendere la varietà della timbrica orchestrale sulla tastiera, ma non amplificato con i gratuiti virtuosismi spesso presenti in questo genere musicale. Fin dalle prime battute della Suite bachiana il maestro Vergari ha mostrato una concentrazione assoluta e una totale capacità di calarsi nell’universo poetico e stilistico dei brani eseguiti, coinvolgendo in tal modo il pubblico in un’ora e mezza di esperienza artistica allo stato puro che ha trovato il suo culmine in alcuni momenti di particolare intensità: la Giga travolgente della Suite, la caleidoscopica varietà dei brani di Schumann e, soprattutto, l’impresa pianisticamente eroica della...

Maratona Liszt – Mario Dal Bello

  Ci voleva un pianista organizzatore come Michele Campanella per pensare, a 200 anni dalla nascita del musicista ungherese, ad una autentica maratona di tre giorni sulla sua opera.Oltre Campanella, dal 7 al 9 gennaio, una decina di talentuosi pianisti ha affrontato i lavori dello “zingaro” magiaro, conquistatore di folle (e di donne, per finire poi abate…), virtuoso di abilità mostruosa, che ha reso il pianoforte un’orchestra. Compositore formidabile, tanto da influenzare Wagner.Le nove sinfonie di Beethoven, nella trascrizione per piano di Liszt, sono state interpretate da altrettanti pianisti. In particolare, la sesta da Fedele Antonelli e la settima da Paolo Vergari. Quest’ultimo ha affrontato la difficile “trascrizione” con una concentrazione massima, un impegno fisico notevole – come i colleghi – tanto da suscitare una ondata di applausi.Il fatto più interessante è stato il poter seguire subito, con la mente, la partitura orchestrale, mentre la sinfonia veniva eseguita al piano. Segno che Liszt aveva saputo interpretare il pensiero beethoveniano “rifondandolo” nello strumento, ma anche della capacità dei pianisti di cogliere l’anima dei due maestri. Di Mario Dal Bello Articolo originale...